Teatrale Nino Costa
Sassari
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Citta' di Sassari

Citta' si Sassari

Sassari in italiano e in sassarese,   Tàttari in sardo è un comune italiano di 127 637 abitanti  capoluogo dell'omonima provincia in Sardegna.
Sede universitaria, arcivescovile e di sezione distaccata di corte d'appello, quinto comune nazionale per estensione e secondo centro dell'isola per popolazione Sassari costituisce il cuore di un'area vasta di circa 260 000 abitanti.
La città di Sassari è il polo urbano storico del Capo di sopra dell'isola. Con i suoi 546,08 km², è il comune più esteso della regione e il più esteso d'Italia dopo Roma, Ravenna, Cerignola e Noto. Essa sorge su un tavolato calcareo declinante a nord-ovest verso il golfo dell'Asinara e la pianura della Nurra, mentre a sud-est il terreno è prevalentemente collinare. Il territorio urbano e suburbano è caratterizzato da valli e gole che incidono profondamente l'altopiano su cui è adagiata la città. Coltivazioni ortive, oliveti e boschi circondano il centro urbano e costituiscono l'aspetto paesaggistico peculiare di tutto il settore orientale del territorio comunale. Appartiene al territorio di Sassari lo scoglio Businco.



L'origine resta ignota e oggetto di speculazioni accademiche. L'odierno toponimo ricorre dalla metà del XII secolo in diverse forme, fra quali Sassaris, Sassaro, Sasser, Sacer alternato con Thathari, Thathar, Táttari, essendo non raro il passaggio ss-th in sardo. Secondo Massimo Pittau troverebbe riscontro in altre località sarde come Sassareddu (Olbia), Sassara (Genoni), sa Sássara (Tonara), Sassái (Olbia, Silius), Sassalái (Samugheo), Sassalu (Osilo), Sassuni (Sanluri), Satzái (Villagrande Strisaili) e sarebbe traducibile come "ciottoli di fiume" (sássari, sátzari, sátzeri, perda'e sássari, perda'e sassu, sássinu-a) dal sardiano, antecedente al latino saxum. Questo conferma l'origine non medioevale, bensì nuragica e prenuragica, dell'insediamento nelle valli sassaresi, ricche di sorgenti e corsi d'acqua.

Le origini della città e il Libero Comune
Le origini dell'attuale abitato di Sassari sono da ricercare nell'Alto Medioevo, quando la popolazione della città costiera di Turris Libisonis gradualmente si rifugiò verso l'interno, a causa delle incursioni dei pirati saraceni. Intorno al XI-XII secolo oltre a Sassari, sorgevano nei suoi dintorni altre ville, poi scomparse, come Silki, Bosove, Enene e Kiterone. È solo nel 1131 che la città viene menzionata per la prima volta in riferimento a un tale Jordi de Sassaro, servo di Bosove,
mentre nel 1135 viene citata la chiesa di San Nicola (Sancti Nicolai de Tathari).

Queste informazioni circa la città provengono dal Condaghe di San Pietro in Silki, codice medievale scritto in logudorese e compilato dal 1150 al 1180, ma contenente anche atti più antichi risalenti al secolo precedente
Fu l'ultima capitale del Giudicato di Torres, e nel 1294 diviene Libero Comune, confederato a Genova (dopo un primo periodo filo-pisano), a seguito della promulgazione degli Statuti Sassaresi. Questo corpus di leggi, redatto sia in latino che in sardo logudorese, regolava l'organizzazione ed il funzionamento della città: dall'urbanistica, alle attività economiche, alla giustizia. Gli statuti sassaresi sono uno dei documenti identitari più importanti non solo per la città di Sassari, ma per l'intera isola[15]. È in questo periodo che, contesa fra le repubbliche marinare, Sassari si dotò delle prime mura e torri

Sassari aragonese e spagnola
Alla notizia dell'intervento aragonese, la borghesia cittadina si avvicinò ai reali d'Aragona, presentando nel 1323 una propria delegazione alla corte dell'infante Alfonso e offrendosi di essere parte del nascente Regno di Sardegna. Sassari contava all'epoca circa 10.000 abitanti
Ciononostante i sassaresi mal tollerarono la sudditanza e la scarsa autonomia; così, sotto la spinta della Repubblica di Genova e dei Doria, la città si ribellò ai catalano-aragonesi, dando inizio ad un periodo di rivolte popolari che culminò nell'espulsione degli abitanti e la loro sostituzione con sudditi catalani; tentativo di colonizzazione che tuttavia diede scarsi risultati. Divenuta città regia nel 1331, Sassari fu poi conquistata dagli Arborea durante la guerra sardo-catalana; la città fu infatti l'ultima capitale del Giudicato di Arborea dal 1410 al 1420, fino alla vendita dei diritti di quest'ultimo da parte dell'ultimo giudice Guglielmo III di Narbona al re d'Aragona Alfonso V il Magnanimo per 100.000 fiorini d'oro.



Gli aragonesi costruirono il castello di Sassari

Il castello di Sassari
ha origine nel XIV secolo, intorno al 1330 al tempo delle due ribellioni di Sassari alla Corona aragonese, e durante le varie dominazioni della città è stato utilizzato per diversi scopi.
La struttura
La forma di questa fortezza era trapezoidale con cinque torri agli angoli e una al centro della facciata, ai piedi della quale si accedeva tramite una porta posta a sud come le tre torri anteriori rivolte verso la parte più alta del centro storico di Sassari. La facciata del castello risultava in pietra viva. Dinanzi al maniero fu costruito un fossato profondo diversi metri. Nel corso dei secoli questa misura difensiva fu rafforzata fino a divenire un barbacane, con percorsi sotterranei e bocche di fuoco rivolte verso il centro abitato. Ad oggi i lavori archeologici riguardano il suddetto barbacane.
La demolizione
giardino, ad oggi presente ma chiuso aPer fare posto alla caserma Lamarmora, sede attuale della fanteria meccanizzata dell'Esercito Italiano Brigata Sassari che ora occupa la cosiddetta "piazza Castello", nel 1877 si decise di eliminare la fortezza simbolo della precedente dominazione sulla città. I Savoia decisero, con l'appoggio del consiglio comunale, governato dalla Sinistra liberale, di far abbattere l'antica costruzione e di dotare le cosiddette "appendici" della città di nuove piazze e portici. L'abbattimento, tuttavia, non fu completo: una parte del castello, nella parte bassa della omonima piazza, non fu totalmente rasa al suolo. Durante gli scavi del 2008 e 2009 furono riportati alla luce i basamenti delle mura, soprattutto interne. La piazza presumibilmente fu livellata, ma rimasero sotto il livello stradale diversi metri di fortificazione. In alcuni punti, soprattutto dov'è situato il barbacane, si salvarono ben due piani di fortificazioni. Una parte dell'attuale caserma è costruita sopra le fondamenta del castello. Nella piazza antistante l'antemurale difensivo fu inserito unl pubblico.
Il restauro
Nel 2008 si è scoperta una parte del piano terra e il portale d'ingresso del castello aragonese, presumibilmente relativi al cosiddetto "antemurale" ossia la struttura difensiva che anteponeva uno slargo alla fortezza, anche detta barbacane. Tale antemurale risulta di particolare interesse archeologico. I lavori consentirono di evidenziare, tra l'altro, il fossato del XV secolo ubicato sotto il giardino dell'attuale piazza Castello. Tale fossato in alcuni tratti sfiora i 9 metri di altezza. Attraverso una scala a chiocciola si accede alla torre del «campanone». Le mura che si affacciavano verso il centro urbano erano dotate di fessure destinate verosimilmente a ospitare dei cannoni. I lavori archeologici hanno messo in rilievo diversi elementi di interesse, tra i quali una fontana di pietra a forma di fiore, una prigione medioevale ed una fabbrica di maioliche. Nel novembre del 2009 si è proceduto alla pulizia dell'antemurale ritrovato nella piazza De Honestis. Nel dicembre si è provveduto a pavimentare con granito la parte posteriore della piazza, in rialzo rispetto all'antemurale. Si è inoltre chiuso al pubblico l'ingresso del rifugio antiaereo della seconda guerra mondiale, ipotizzato in principio come uno degli ingressi turistici al maniero.
A partire dal 2010 i lavori di consolidamento hanno riguardato il fossato di piazza Cavallino de Honestis. Il fossato presente in questa piazza è stato ricoperto e reso visitabile dall'interno della fortezza. Esternamente una struttura di metallo e cristalli consente di vedere parte del monumento.
Il fiore di pietra
Nell'aprile del 2009 gli archeologi hanno riportato alla luce un fiore di pietra a livello strada nell'area del castello . Il fiore, formato da 5 petali, era adibito a fontana sin dal 1890, anno di inaugurazione dell'acquedotto di Sassari. L'area tuttavia risultava ricca di falde acquifere già dal medioevo. Sia Enrico Costa che Giovanni Francesco Fara, infatti, nei loro scritti menzionano una fontana nei pressi del castello ossia della porta di Capo di Villa già nel 1850. Nel 1840 nello scavo di un pozzo si scoprì una dragonara collegata con la fontana di Rosello. È possibile che al tempo del Fara le acque arrivassero proprio nei pressi del maniero.
Si tratterebbe dunque del dimenticato "Pozzo Regio", una fontana circolare in pietra, con zampilli e acque limpide e non salmastre come nella maggioranza delle fonti di Sassari. Questa tesi è confortata dalle ispezioni effettuate dagli speleologi che parlano[3] di una vecchia fonte che scorre nel sottosuolo urbano. Fin dal medioevo, per giungere alla fonte era necessario calarsi e percorrere il sottosuolo 12 metri, facendosi largo in un passaggio sotterraneo accessibile dal cuore di Sassari, poiché adiacente alla torre del Campanone. In quell'area sorge il giardino dell'omonima piazza.
L'acqua, - sostengono gli speleologi sassaresi - è trasparente. Comunemente tali passaggi allagati vengono definiti con il termine di dragonaie ossia le antiche fonti della città causate dal terreno calcareo tipico del territorio.
I rifugi antiaerei
Gli scavi archeologici del 2008 hanno inoltre riportato alla luce uno dei due rifugi antiaerei di piazza Castello utilizzati dai sassaresi durante la Seconda guerra mondiale. Attualmente è accessibile un solo rifugio e le scale d'ingresso sono state riportate alla luce nel marzo del 2009, ma in base al progetto preliminare della nuova piazza, i gradini verranno coperti dalla pavimentazione e da un tombino. Si ipotizza che nel fossato dove sono stati ritrovati i bastioni, di fronte al giardino, possa esserci un collegamento con questo rifugio. Questo ricovero antiaereo si sviluppa per 150 metri nel sottosuolo e una diramazione arriva fino al palazzo delle Poste. Le volte sono alte 4 metri e le gallerie sono larghe 3 metri[3]. Durante la realizzazione del rifugio antiaereo, i cavatori intercettarono il cunicolo che consentiva l'accesso alla sorgente sotterranea adiacente alla torre del Campanone. Non è un caso che, sulla volta della galleria "moderna", sia visibile l'antico percorso, quasi certamente medievale, che sale in superficie in corrispondenza dei giardini della piazza.
Le carceri medioevali
All'interno del monumento sono state ritrovate sempre nel 2008 diverse stanze utilizzate nei secoli anche come prigioni. È possibile vedere all'interno delle celle i disegni e i bassorilievi scavati sulle pareti di pietra, spesso di carattere religioso e macabro, effettuati dai carcerati secoli fa. Si ipotizza che le prigioni siano state usate anche come cisterne.
La fabbrica di maioliche
Adiacente al castello si trovava, già dal 1500 una fabbrica di maioliche i cui resti della produzione sono recentemente venuti alla luce.
L'apertura al pubblico
La parte visitabile del castello è quella relativa al bastione del XVI secolo, il cosiddetto "antemurale". Da qui si ha accesso a diversi metri di corridoi, distinti su due piani, all'interno dei quali trovavano collocazione i cannoni rivolti verso la città. Il monumento è visibile attraverso una struttura di protezione ed accesso alle gallerie sotterranee illuminate mediante Led; al livello della piazza è stata sistemata a verde parte della copertura di accesso e realizzata un'area vetrata che permette l'illuminazione naturale dell'antemurale. Sono presenti due ingressi: uno di accesso a monte dell'area archeologica e uno di uscita attraverso la scala interna originaria. Dalla partenza si accede, attraverso una passerella, alla parte bassa del fossato. Da qui si entra nell'area inferiore, che si sviluppa per circa 60 metri. Attraverso la scala interna è possibile accedere al livello superiore che propone un tragitto più breve, poiché il cunicolo ha un'estensione minore; al termine si può uscire attraverso la seconda bussola. L'inaugurazione dell'area archeologica è avvenuta nel dicembre 2011.



La fontana di Rosello, simbolo di Sassari

La fontana di Rosello
(in sassarese: funtana di Ruseddu) è un'architettura storica di Sassari, spesso identificata come simbolo della città; è collocata al centro della valle del Rosello, sovrastata dal ponte Rosello del periodo fascista, ed ai piedi del sempre omonimo quartiere di Monte Rosello. La fontana attraverso il significato allegorico riassume il fluire del tempo, simboleggiato dalle dodici bocche, chiamate cantaros e con la presenza di quattro statue raffiguranti le stagioni. Agli inizi del Seicento la fontana del Rosello costituiva una novità nelle sue forme derivate dai modelli e temi tardo-rinascimentali, che ne fanno un monumento unico in tutta la Sardegna.
Storia
La fonte di Gurusellu fin dall'età romana alimentava l'acquedotto che riforniva Turris Libisonis, l'attuale Porto Torres, ed era un punto di riferimento per i viaggiatori che attraversavano l'omonima porta. Con una tassazione pubblica di 1000 scudi, i lavori di trasformazione della fonte furono realizzati tra il 1603 ed il 1606 ad opera di maestranze genovesi. Nel 1795, durante i moti antifeudali, tre statue raffiguranti le stagioni vennero distrutte e nel 1828 ne furono collocate in sostituzione altre quattro. L'unica statua originale superstite, quella dell'Estate, è ancora conservata presso il Palazzo Ducale di Sassari.

A portare l'acqua da Rosello alle case era una schiera di acquaioli che alla fonte riempivano i loro barili che poi caricavano sul basto dei loro asini. Intorno alla fine del XIX secolo gli asini utilizzati per il trasporto dell'acqua giunsero ad essere circa trecento. La fontana veniva usata dalle massaie anche per fare il bucato di indumenti e biancheria. Nel 1849 John Warre Tyndale, un inglese che aveva soggiornato a Sassari per qualche tempo, scriveva: "Questo sistema di approvvigionamento è sconveniente, perché vi capita spesso di trovare l'ingresso di una casa sassarese bloccato da un uomo, una bestia ed una botticella".
Stile
Costruita in stile tardo-rinascimentale, la fontana è strutturata su due parallelepipedi: l'inferiore, maggiore per dimensioni, è coronato da una cornice al di sotto della quale corre su tre lati l'iscrizione dedicatoria mentre il lato settentrionale mostra un motivo a fogliame. Gli specchi dei quattro lati sono scompartiti da sedici riquadri rettangolari in materiale lapideo scuro che contrastano con il marmo bianco utilizzato per le restanti strutture. Otto di questi inquadrano inferiormente teste leonine dalle quali sgorga l'acqua, mentre altre quattro bocche di delfini sono collocate alla base delle statue raffiguranti le stagioni; esse sono rappresentate da un vecchio dormiente (l' Inverno); una fanciulla con ghirlanda fiorita (la Primavera); una donna con un fascio di spighe (l'Estate); un giovane Ercole con la pelle del leone ed una corona di pampini (l'Autunno). Sul coronamento del primo ordine sono state collocate, ai quattro spigoli, delle torrette merlate simboleggianti la città di Sassari, mentre altre due cilindriche mostrano scolpiti stemmi della casa d'Aragona, a bande verticali. Il secondo ordine, inferiore per dimensioni, anch'esso scompartito da riquadri rettangolari, ed è coronato da una cornice semplice sulla quale sono collocate altre quattro torrette agli spigoli e due arconi incrociati che sorreggono la statua equestre di San Gavino, martire turritano protettore della città di Sassari.

Tra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo Sassari visse un periodo di grave crisi economica e sociale. Nel 1527-28 venne ripetutamente invasa e saccheggiata dai francesi guidati da Renzo degli Anguillara. le continue incursioni piratesche nel Mediterraneo impoverirono l'economia cittadina, basata sul commercio, e diverse epidemie uccisero molti dei suoi abitanti.
Nella seconda metà del XVI secolo la città, che ospitava una folta comunità còrsa si risollevò dopo anni di crisi, rinacque culturalmente, rifiorirono le arti, grazie all'introduzione della stampa, si diffuse il pensiero umanistico, grazie anche all'opera di Giovanni Francesco Fara e del vescovo Salvatore Alepus. Tra i pittori che svolsero la loro attività in città, a quel tempo, sono da menzionare Giovanni Muru, il Maestro di Ozieri (Giovanni del Giglio), Andrea Lusso, il fiorentino Baccio Gorini e vari artisti di scuola fiamminga. Nel 1562 venne istituito uno studio generale, aperto dai gesuiti, che, nel 1617, portò alla fondazione della prima università della Sardegna, cui contribuirono, fra gli altri, Alessio Fontana, funzionario della cancelleria di Carlo V, che, nel 1558, nel proprio testamento lasciò i suoi beni alla municipalità per l'istituzione dell'Ateneo, e l'arcivescovo Antonio Canopolo, che nel 1611 fondò un Seminario Tridentino (con annesso Convitto per esterni), per la diocesi di Oristano, affidato ai gesuiti e oggi evolutosi in Convitto Nazionale "Canopoleno".

La cosiddetta "lotta per il primato" acuì la rivalità con la città di Cagliari; la competizione tra le capitali del Capo di sopra e del Capo di sotto porterà i sassaresi a rivendicare il diritto ad avere un Parlamento nella propria città, e la sede del Sant'Uffizio dell'Inquisizione.
Nel 1582 la città viene colpita da una grave epidemia di peste e, con la decimazione della popolazione a seguito di questa e di altre epidemie, Sassari cessò di essere il maggior centro dell'isola. L'ultima fase della dominazione spagnola comporta anni di decadenza per Sassari e per tutta la Sardegna, visto il minor interesse verso l'isola da parte degli iberici, dopo che la Corona di Spagna aveva iniziato la sua espansione nel Nuovo Mondo.

Sassari sabauda
Col trattato di Utrecht nel 1713, inizia la breve dominazione austriaca. Pochi anni dopo nel 1720, la Sardegna passa ai Savoia. Sul finire del XVIII secolo in città, sulla scia dei sommovimenti locali e della diffusione delle idee della rivoluzione francese, la nobilità sassarese sfrutta l'occasione per chiedere al re l'autonomia da Cagliari. Questo provocò la reazione dei cagliaritani, che cercarono l'appoggio dei vassalli locali, e degli abitanti di tutto il Logudoro per manifestare in città il 28 dicembre 1795 cantando il famoso inno Su patriotu sardu a sos feudatarios.

Il ViceRé Filippo Vivalda, preoccupato di una possibile degenerazione in rivolta inviò a Sassari Giovanni Maria Angioy, funzionario e giudice della Reale Udienza, con la carica di alternòs, ovvero rappresentante del Governo con delega dei poteri viceregi, dove fu accolto come un liberatore trionfante. Angioy cercò per tre mesi di riconciliare feudatari e vassalli, ma resosi conto del diminuito interesse e sostegno governativo e cagliaritano, lavorò ad un piano eversivo con emissari francesi, mentre Napoleone Bonaparte invadeva l'Italia. Tuttavia venendo meno ogni possibile appoggio esterno con l'Armistizio di Cherasco e la Pace di Parigi, decise di effettuare una marcia antifeudale su Cagliari  ma dal Viceré gli vennero revocati i poteri, e dovette arrestare la marcia  dopo esser stato abbandonato da molti
ma dal Viceré gli vennero revocati i poteri, e dovette arrestare la marcia dopo esser stato abbandonato da molti sostenitori all'accoglimento reale della cinque richieste degli Stamenti Sardi, fuggendo a Parigi.

Ristabilito il controllo, i Savoia sedarono il dissenso senza tuttavia far cessare del tutto le rivolte e dissidi che continuarono sporadici fino alla metà dell'Ottocento, come nel 1833 quando il patriota sassarese Efisio Tola venne fucilato a Chambéry perché accusato di essere vicino agli ideali della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.

Fra la fine del XVIII e tutto il XIX secolo, si vive un'era di rinascita culturale e urbanistica, l'Università viene riaperta, la città dopo cinque secoli si espande oltre il tracciato delle Mura di Sassari, fortificazioni pisane trecentesche, (quando in concomitanza di un'epidemia di colera venne dato il permesso di abbatterle in grande parte, dando così sfogo ad un abitato che era divenuto estremamente compatto e denso), si costruiscono nuovi quartieri, prendendo come modello la nuova capitale del regno, cioè Torino, con strade a maglia ortogonale, viene realizzato il nuovo ospedale, le carceri, il teatro civico, scuole e piazze, la rete ferroviaria e fognaria, l'illuminazione a olio, e più avanti, a gas, il vicino Porto di Torres, viene ristrutturato, si attivano i primi collegamenti navali di linea tra il porto sardo e Genova, con l'impiego di navi a vapore, come il Gulnara, prima imbarcazione che utilizzava questo tipo di propulsione, in Italia. La città si apre ad importanti attività imprenditoriali, l'industriale sassarese Giovanni Antonio Sanna, acquisisce la miniera di Montevecchio, si crea un'area industriale a ridosso della nascente ferrovia, diventa la seconda città italiana per la produzione del cuoio. La nuova espansione urbanistica seguì uno sviluppo geometrico regolare, costretto a fertili compromessi con la realtà del territorio e gli eventi storici. L'asse centrale, il corso Vittorio Emanuele, venne prolungato dando vita a via Roma, strada principale del quartiere umbertino.
Sassari contemporanea
Nel Novecento, i successivi piani regolatori ampliarono la griglia inserendo nuovi assi generatori verso le principali emergenze architettoniche dei dintorni, estendendo l'abitato oltre i limiti delle valli e procedendo con diverse zonizzazioni a carattere residenziale e commerciale. Passando indenne la seconda guerra mondiale e scampando a tre bombardamenti programmati che fecero cadere una sola bomba nei pressi della stazione causando una vittima, e diventando repubblicana suo malgrado avendo confermato la fedeltà alla monarchia sabauda col 71,7% dei voti, la città crebbe principalmente per la migrazione dall'entroterra, grazie al costante afflusso dai paesi del nord Sardegna, esercitando una forte influenza nella vita pubblica italiana, sia in campo militare grazie alla Brigata Sassari, sia nelle vicende politiche (vedansi i Presidenti della Repubblica Italiana Antonio Segni e Francesco Cossiga, nonché Enrico Berlinguer), molti dei quali legati all'episodio dei cosiddetti giovani turchi. Fino alle creazione della provincia di Olbia-Tempio, Sassari era capoluogo della più grande provincia d'Italia, e nonostante il distacco della ex-frazione di Stintino è ancora il quinto comune italiano per estensione territoriale con una superficie di 546 km². Raggiungendo una popolazione di 130.000 abitanti, in leggera ma costante crescita, Sassari resta la seconda città dell'isola e il centro di riferimento del Capo di sopra.
Simboli


Stemma del Comune di Sassari
Il Comune di Sassari
ha come segno distintivo lo stemma storico concesso con Regio Diploma del 15 gennaio 1767 dal Re Carlo Emanuele III e confermato dal Regio Decreto del 10 aprile 1936.
« Inquartato: Inquartato: al 1° e 4° di Savoia (di rosso alla croce d'argento); al 2° e 3° d'oro al castello merlato di rosso, aperto e finestrato.
Lo scudo è inoltre cimato dalla corona marchionale, ornato da due fronde di palma ai lati e accompagnato da due cavalli quali onereficenza al podestà Cavallino de Honestis sotto cui Sassari si rese un libero Comune. Le torri riprendono la simbologia del Giudicato di Torres e della città di Turris Libisonis o Porto Torres. Fino al 1766, come nei sigilli di altre città sarde, permanevano le insegne della signoria iberica. Queste vennero poi sostituite dietro suggerimento del Ministro Giovanni Battista Lorenzo Bogino negli stemmi con la Croce di Savoia, anche nel caso di Bosa, Cagliari, Oristano e Alghero (che la rimosse nel 1991 per tornare ai colori iberici). La corona marchionale venne invece riservata solo a Cagliari e a Sassari.
Stemma di Sassari nella tarda età spagnola
Onorificenze
Sassari, già libero Comune, ottenne il titolo di città regia il 20 agosto 1331, terza città nell'isola pochi anni dopo Iglesias (come Villa di Chiesa) e Cagliari (come Castel de Càller e in seguito solo Càller), che l'avevano ottenuto il 7 giugno e il 25 agosto del 1327.
Tale titolo fece seguito al diritto di mantenere i propri statuti comunali, ottenuto il 7 maggio 1323 da Giacomo II di Aragona, sebbene mutati nell'estensione dei privilegi barcellonesi. La città, ammessa così all'unione perpetua alla Corona, fondò il proprio status giuridico sugli speciali privilegi concessi dal sovrano. Questo portò ad una mutazione del diritto locale in favore di quello straniero, dove al modello comunale podestarile italiano venne sostituito il modello barcellonese: alla figura del podestà venne affiancata quella del vicario, limitandone la precedente totale giurisdizione, la nomina come la retribuzione divenne regia, la carica a tempo indeterminato e aperta anche ai feudatari. La carica di Governatore poi si intese estesa all'intero Capo di sopra.
Titolo di Città— 20 agosto 1331

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